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Cibo e scienza: la dieta Smartfood

Studiare strategie che utilizzino la modulazione dell’alimentazione per ridurre il rischio di malattie croniche e quindi aumentare l’aspettativa di la vita, rappresenta l’ultima frontiera della ricerca in nutrizione, indagare su tali meccanismi richiede infatti lo sfruttamento delle nuove scienze in questo campo come la nutrigenomica e la nutrigenetica.
E’ ormai ampiamente riconosciuto dalla comunità scientifica che l’intervento più incisivo sull’alimentazione rispetto all’allungamento della vita e’ senz’altro la restrizione calorica: dalle cellule di lievito ai primati, diminuendo l’apporto di calorie, si riscontra un significativo aumento dell’aspettativa di vita. É intuibile capire però quanto sarebbe difficile proporre la restrizione calorica come linea guida alla popolazione, nella storia recente infatti l’approvvigionamento di cibo è stato progressivamente sempre più semplice creando attualmente l’epidemia globale di obesità. Esistono però altre ipotesi scientifiche, ad esempio sono state isolate dal mondo vegetale molecole che “mimano” la restrizione calorica. E’ stato osservato in diversi studi che alcuni composti di origine vegetale agiscono sulle stesse vie metaboliche che vengono attivate o spente della restrizione calorica. Il resveratrolo dell’uva, la fisetina delle fragole o la capsaicina del peperoncino si dimostrano in grado, in base a studi in vitro e su modelli animali, di inibire i geni dell’invecchiamento e stimolare quelli della longevità. Si apre così la possibilità per la ricerca scientifica nutrizionale di individuare un tipo di alimentazione che simuli la restrizione calorica e che quindi ne apporti gli stessi benefici: prolungamento dell’aspettativa di vita e minor incidenza di malattie croniche.

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